
Trallalero Trallalà: Il fenomeno del Brainrot e i suoi meme assurdi
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Cosa accomuna uno squalo che indossa delle scarpe Nike, un coccodrillo in veste d’aereo da guerra e un elefante ricoperto di spine come un cactus? Si tratta di “brain rot” nuovo fenomeno che spopola sul web. Il termine, che letteralmente significa “marciume cerebrale”, viene usato online per indicare quei contenuti così triviali o assurdi da far “rattrappire il cervello” a forza di guardarli. Non a caso brainrot è stato eletto parola dell’anno 2024 dall’Oxford Dictionary, a testimonianza di quanto questa categoria di video e meme abbia preso piede nell’era dei social. L’aggettivo “italiano” si è aggiunto solo di recente, quando agli inizi del 2025 su TikTok Italia ha cominciato a circolare una filastrocca nonsense in italiano destinata a cambiare per sempre le nostre timeline.
Tutto è iniziato dall’audio virale: una cantilena o filastrocca demenziale, recitata in italiano da una voce robotica maschile. Le parole iniziali – “Trallalero trallalà” – rievocano il tono di una rima per bambini, ma subito il testo deraglia in toni più trash e provocatori, infilandoci persino qualche bestemmia per shock humor. Questo audio bizzarro inizialmente era utilizzato su TikTok senza un video particolare: circolava già come suono condiviso, applicato a clip qualsiasi per il suo effetto comico straniante. Secondo alcune leggende della community, uno dei primi creatori, conosciuto il nick name di slow (account TikTok @andy.promaxo), avrebbe persino registrato quella filastrocca su un giocattolo parlante per bambini, generando uno straniante contrasto tra la vocina infantile del giocattolo e le parolacce pronunciate. Insomma, il seme del meme era piantato: un audio ipnotico e privo di senso che faceva ridere proprio perché assurdo e irriverente.
L’intelligenza artificiale dà vita al Brainrot italiano
Come spesso accade su internet, mancava solo l’elemento che rendesse quel suono un meme visivo completo. La svolta è arrivata con l’accessibilità degli strumenti di intelligenza artificiale generativa. Verso febbraio 2025, diversi utenti hanno iniziato a sfruttare l’AI per creare immagini di creature ibride e surreali da abbinare a quella filastrocca virale. In pochi secondi, queste AI erano (e sono) in grado di sfornare qualsiasi bizzarria partorita dalla fantasia: perché accontentarsi di un semplice peluche ripetitivo, quando si può avere uno squalo antropomorfo con tre gambe e scarpe Nike ai piedi? O magari un coccodrillo fuso con un bombardiere militare, completo di ali e missili? E che ne dite di una giraffa con un casco da astronauta chiusa dentro un’anguria? Grazie a generatori di immagini come Stable Diffusion o Midjourney, idee del genere sono diventate facilissime da realizzare. Allo stesso tempo, avanzati sistemi di sintesi vocale come ElevenLabs consentivano a chiunque di ottenere una voce “androide” dall’accento italiano perfetto per declamare nuove filastrocche. (Curiosità: la voce usata in molti video è nota come “Adam”, un voice-over AI offerto da ElevenLabs, si tratta di uno strumento Text to Speech spesso usato dai content creator).
In pratica l’AI ha fornito gli strumenti perfetti per il meme: immagini grottesche e iperrealistiche da un lato, e narrazioni vocali robotiche dall’altro. Bastava un minimo di creatività nel prompt (la frase di input data all’AI per generare l’immagine) e chiunque poteva sfornare il proprio video brainrot. Il montaggio finale richiedeva pochissimo sforzo: app di editing come CapCut offrivano effetti speciali base – ad esempio fiamme, fulmini, scritte lampeggianti – per rendere il tutto ancora più trash e coinvolgente. Il risultato? Video-meme di pochi secondi, dall’estetica caotica e low-fi, ma talmente strani da catturare l’attenzione. E quando un formato è così facile da replicare, la diffusione virale è praticamente garantita.
Dalla nicchia alla viralità: come il meme si è diffuso
Quello che era un suono di nicchia su TikTok Italia si è trasformato in un fenomeno virale globale nell’arco di poche settimane. I primi video di Brainrot italiano – lo squalo con le Nike, seguito a ruota dal coccodrillo-bombardiere e da altre creature – hanno cominciato a raccogliere milioni di visualizzazioni e a intasare i feed “Per Te” di TikTok. La piattaforma di ByteDance, con il suo algoritmo goloso di contenuti capaci di massimizzare il watch-time, ha spinto queste clip assurde a un pubblico sempre più ampio. In breve, anche chi non seguiva attivamente creatori italiani si è ritrovato davanti, magari con aria perplessa, a uno squalo che canta in italiano una filastrocca senza senso.
Ben presto la febbre del brainrot ha travalicato i confini di TikTok: i video sono stati condivisi su Instagram (nelle storie e nei Reels), su YouTube (nei Shorts e in compilation dedicate) e persino su Twitter e Facebook da utenti divertiti o increduli. Su TikTok stesso e YouTube sono nati trend collaterali: c’è chi ha iniziato la “sfida dei brainrot”, elencando e classificando i personaggi più divertenti o addirittura facendoli combattere tra loro. Emblematico il caso del creator tedesco Tjan, che in una clip virale ha stilato un tier list dei migliori brainrot italiani – da Bombardiro Crocodilo a Trallalero Trallalà, passando per “Trippi Troppi Troppa Trippa” e perfino un certo “Frigo Cammello Buffo Fardello” – totalizzando milioni di views. Ormai il fenomeno contagiava anche utenti in America, Indonesia e nel resto d’Europa, al punto che la dicitura “Italian Brainrot” è diventata di uso comune internazionale per riferirsi a questo filone di meme italiani.
Un segnale della popolarità raggiunta è che sono spuntate perfino wiki e pagine dedicate (tra le più note troviamo la namu.wiki Italian Brainrot) a catalogare tutte queste chimere digitali, quasi fosse un nuovo universo fantasy. Alcune pagine erano state create persino su Wikipedia, tanto che i moderatori hanno dovuto rimuoverle per eccesso di nonsense. Ma nulla impedisce alla comunità di appassionati di costruire un proprio “lore” attorno ai personaggi: c’è chi inventa relazioni familiari (ad esempio ipotizzando un padre per Bombardiro Crocodilo), chi scrive storie e chi realizza fan art. Come spesso accade per i meme più amati, dal caos iniziale è nata una sorta di mitologia collettiva su cui la Generazione Z ricama ironie su ironie.
Il bestiario del Brainrot: squalo Nike e altre creature memorabili
L’universo del brainrot italiano pullula di personaggi stravaganti, ognuno con un nome onomatopeico o in rima e un aspetto degno di un libro degli incubi (o di un cartone animato estremamente strambo). Eccone alcuni tra i più famosi e virali:
- Trallalero Trallalà – lo “squalo con le Nike”: È la star indiscussa del fenomeno e primo meme della serie a diventare virale. Si tratta di uno squalo antropomorfo a tre gambe, che indossa un paio di sneakers Nike azzurre fiammanti. Viene spesso raffigurato mentre zampetta sulla spiaggia o saltella, intonando la sua celebre filastrocca “Trallalero trallalà…”. L’assurdità dell’immagine – uno squalo sorridente fuori dall’acqua, con tanto di scarpe sportive – unita alla melodia nonsense ha catturato l’attenzione di tutti. Questo squarcio di follia marina è stato il punto di inizio del brainrot: il suo video originale ha spianato la strada a tutte le creature successive.
- Bombardiro Crocodilo – il coccodrillo bombardiere: Subito dietro lo squalo Nike, troviamo quest’altro iconico mostro. Bombardiro Crocodilo è un ibrido tra un coccodrillo e un aereo da guerra: testa e fauci da rettile, fusoliera e ali da bombardiere con tanto di eliche (o propulsori) e ordigni appesi. Vola nei cieli sputando fuoco e, in alcuni video, “duella” proprio con lo squalo Trallalero come suo naturale nemico/amico di scena. Il nome richiama volutamente la parola “bombardiere”, storpiata in modo da suonare pseudo-italiana e in rima bizzarra. La presenza di un mostro volante simile ha aggiunto un elemento di azione surreale ai meme, con esplosioni e effetti speciali annessi. (Va notato che qualche polemica è nata attorno a questo personaggio: alcuni video con Bombardiro Crocodilo scherzavano su bombardamenti reali, suscitando critiche. Ma la maggior parte del pubblico l’ha preso come umorismo nero tipico di internet.)
- Lirilì Larilà – l’elefante-cactus: è un personaggio del Brainrot italiano che fonde l’aspetto di un elefante con quello di un cactus, spesso raffigurato mentre cammina lentamente nel deserto con espressione malinconica e ai piedi un paio di sandali Birkenstock, accentuando il contrasto tra tragicomico e surreale. Il suo corpo è coperto di spine, la proboscide floscia, le orecchie cadenti, e viene accompagnato da filastrocche in tono poetico e decadente recitate da voci sintetiche, che lo ritraggono come una creatura solitaria e stanca. Considerato uno dei meme più “lirici” della serie, Lirilì Larilà è diventato una sorta di metafora involontaria della fatica esistenziale moderna, trasformando il nonsense in riflessione ironica sul vuoto e sull’assurdo quotidiano.
- Trippi Troppi (Tripi Tropi) – il mostro pesciforme: Il nome varia leggermente (c’è chi lo chiama Tripi Tropi, chi Trippi Troppi Troppa Trippa), ma questo meme introduce una creatura paffuta e curiosa. Immaginate un essere peloso e panciuto, con una testa di pesce (simile a un grosso pesce gatto) e contornato magari da insetti giganti. Ecco Trippi Troppi. La sua filastrocca di accompagnamento suona come un continuo gioco di allitterazioni – “Trippi troppi troppa trippa…” – praticamente un scioglilingua senza capo né coda, perfetto per rimanere in testa. Questo personaggio è nato leggermente dopo gli altri, verso fine inverno 2025, ed è spesso protagonista di video compilation e meme battle in cui viene messo a confronto con gli altri brainrot (come a chiedersi scherzosamente: “Chi vincerebbe in uno scontro di assurdità tra lo squalo Nike e Trippi Troppi?”). Alcuni tuttavia lo rappresentano in modo differente, con un aspetto non proprio da pesce-gatto, pittosto da gatto-pesce (un vero “cat-fish” in senso letterale). In questo caso il suo aspetto è quello di un gambero con la testa di un micio, con il risultato di talmente peculiare che molti lo trovano contemporaneamente adorabile e inquietante.
- Tung Tung Tung Sahur – il guardiano col bastone: Questo personaggio dall’aspetto meno immediato è una sorta di figura antropomorfa di legno, vagamente simile a una grossa mazza o totem, armato di mazza da baseball. Il suo nome ripete “Tung” tre volte e aggiunge Sahur, un termine che richiama il suono dei tamburi per la sveglia tradizionale del suhur (il pasto prima dell’alba durante il Ramadan) in alcune culture asiatiche. Infatti, il meme di Tung Tung Tung Sahur ha trovato una particolare eco in Indonesia, dove quel “tung tung” è riconoscibile come onomatopea dei tamburi all’alba. L’immagine mostra questo ominide ligneo che brandisce un bastone, a volte con espressione truce ma comicamente innaturale. È uno degli esempi di come i brainrot mescolino riferimenti culturali disparati: un nome mezzo italiano mezzo indonesiano, un aspetto a metà tra Pinocchio e un clubber, il tutto condito dalla solita vocina robotica che ripete “Tung, tung, tung…” in modo ipnotico.
- Altri personaggi degni di nota: l’elenco potrebbe continuare a lungo, segno di quanto fertile (o malata) sia diventata la fantasia collettiva attorno a questi meme. Citiamo almeno Ballerina Cappuccina, una graziosa ballerina di danza classica con una tazzina di cappuccino fumante al posto della testa; il temibile Cannelloni Dragoni, un drago fatto di pasta al forno che vola sputando besciamella e ricotta fusa sui nemici; e ancora figure come Boneca Ambalabu (una rana con gambe umane e corpo di pneumatico), Lirili Larila (variante italio-tropicale del già citato elefante cactus) e Cappuccino Assassino (un ninja incarnato in un bicchiere di cappuccino da asporto). Ognuno di questi nasce da combinazioni improbabili di elementi quotidiani, animali e pop culture, tenuti insieme dal collante dell’intelligenza artificiale e da un’estetica volutamente cheap. Inutile dire che ogni nuova creazione alimenta ulteriormente la viralità, perché il pubblico ormai aspetta solo di vedere “qual è la prossima follia” in arrivo dal fronte del brainrot.
Surrealtà, nonsense e post-ironia della Gen Z
Cosa rende il Brainrot italiano così popolare, specialmente tra i giovani della Generazione Z? In parte la risposta sta proprio nella sua surrealtà sfrenata. Questi meme sono essenzialmente dadaismo digitale: come nei collage artistici dada mescolavano elementi incongruenti per shockare e divertire, così i brainrot uniscono uno squalo, delle scarpe sportive, una voce robotica e parole prive di logica, e ottengono qualcosa che – misteriosamente – fa ridere tantissimo chi “sa stare su internet”.
Siamo nell’era della cultura post-ironica, dove spesso si fa un giro completo: si condivide contenuto stupido ironically, sapendo che è stupido, ma al tempo stesso lo si gode quasi con sincerità proprio per la sua stupidità. I meme del brainrot portano all’estremo questa tendenza: sono così sciocchi, così senza senso e sopra le righe che diventano irresistibili. La Gen Z, cresciuta tra shitpost e meme metaironici, trova in questi video una sorta di linguaggio comune – un modo per dire “il mondo è folle, tanto vale riderci su con qualcosa di ancora più folle”.
L’umorismo post-ironico è una forma di comicità che va oltre l’ironia tradizionale, superando anche l’autoironia tipica della cultura digitale degli anni 2000 e 2010. Mentre l’ironia consiste nel dire qualcosa intendendo il contrario, per prendere le distanze o ridicolizzare un concetto, il post-ironia si muove in un territorio più ambiguo: utilizza contenuti assurdi, esagerati o apparentemente privi di senso, ma senza chiarire se siano seri o uno scherzo. Questo tipo di umorismo abbraccia il trash, il kitsch e il surreale, spesso con un tono disarmato, quasi sincero.
Comunque sia, va sottolineato che, rispetto a tanti altri fenomeni online, il brainrot italiano è di natura innocua e giocosa. Dietro non c’è politica, non c’è l’intento di vendere nulla, né di truffare o manipolare (come avviene con altri usi dell’AI ben più discutibili). Sono, per così dire, “stupidaggini pure”, intrattenimento fine a se stesso. In un periodo storico in cui spesso si discute di come le AI possano diffondere disinformazione o creare problemi etici, questa tendenza rappresenta quasi un uso liberatorio e creativo dell’AI: l’intelligenza artificiale usata per giocare con l’assurdo. E la Generazione Z, ma anche i più giovani della Gen Alpha, hanno abbracciato questo gioco con entusiasmo, condividendolo come fosse un nuovo linguaggio-meme globale.
Conclusioni: il lato geek della nonsense culture
In definitiva, il fenomeno del Brainrot italiano – dal meme originario dello squalo con le Nike che canta “Trallalero Trallalà” agli infiniti epigoni bizzarri – ci offre uno sguardo affascinante sulla internet culture odierna. È un mix di tecnologia avanzata (l’AI generativa) e creatività popolare dal basso, il tutto condito dall’umorismo tipico dei nativi digitali. Nel panorama dei meme, è qualcosa di nuovo ma anche l’evoluzione naturale di tendenze preesistenti: dopotutto, i meme assurdi e il nonsense non sono nati oggi, ma mai come ora hanno avuto strumenti così potenti per manifestarsi in forme tanto vivide.
Per i geek e gli appassionati di cultura di internet, il brainrot italiano rappresenta anche un interessante caso di studio: mostra come un semplice audio possa esplodere in un fenomeno cross-mediale grazie all’apporto dell’AI e della partecipazione comunitaria. Mostra il potere delle piattaforme come TikTok e Instagram nel diffondere format virali oltre ogni confine linguistico. E, non ultimo, mette in luce il lato creativo e goliardico di una generazione spesso sottovalutata, capace invece di dar vita a un intero “universo condiviso” scherzando sul nulla.
Che sia una moda passeggera destinata a esaurirsi (come la gran parte dei trend virali) o l’inizio di un nuovo filone di meme AI-centrici, poco importa: per adesso Trallalero Trallalà e compagni ci hanno regalato un assaggio di follia collettiva che ricorderemo a lungo. E chissà, forse tra qualche anno guarderemo indietro a questi video nonsense con lo stesso affetto nostalgico con cui oggi riguardiamo i meme ingenuamente spartani di epoche internet passate. In ogni caso, il brainrot italiano rimane la prova che, quando si tratta di meme e cultura pop digitale, la realtà può superare la fantasia – anzi, la realtà può letteralmente essere riscritta dalla fantasia, un prompt alla volta.

