
Vibe Coding: cos’è e come sta cambiando il mondo della programmazione
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Negli ultimi mesi, un nuovo termine ha scosso le fondamenta della Silicon Valley e delle community di sviluppatori su X (ex Twitter): il Vibe Coding. Ma di cosa si tratta esattamente? È solo l’ennesima moda passeggera o siamo di fronte a una rivoluzione democratica che permetterà a chiunque di creare software?
In questo articolo esploreremo l’origine di questo termine, l’effetto “Antigravity”, l’evoluzione dai primi modelli come Codex e come puoi iniziare anche tu a “sviluppare seguendo l’ispirazione” integrando l’IA nel tuo flusso di lavoro abituale. Analizziamo passo passo cos’è, come nasce e come iniziare a programmare (anche se non sai scrivere una riga di codice) grazie al Vibe Coding, la nuova frontiera dell’AI-Augmented Development.
Cos’è il Vibe Coding? Una Definizione Semplice
Il Vibe Coding è un approccio allo sviluppo software in cui l’essere umano non scrive manualmente il codice riga per riga, ma agisce come un “regista” o un “curatore”. Invece di lottare con la sintassi di Python, JavaScript o C++, l’utente comunica i propri intenti a un modello di linguaggio (LLM), basandosi sulle proprie intuizioni, sensazioni e feedback visivi (le cosiddette “vibes”).
Letteralmente, il termine vibe deriva da vibration (“vibrazione”), ma in inglese moderno si riferisce soprattutto atmosfera, sensazione, feeling, quindi vibe coding non vuol dire “programmare con le vibrazioni” in senso letterale, bensì programmare seguendo il flusso, l’intuito e l’interazione con l’AI, spesso senza analizzare fino in fondo tutto il codice prodotto.
In breve: tu descrivi la visione, l’IA scrive il codice, tu lo testi e dici all’IA cosa “non ti convince” finché il risultato non è perfetto. Non si tratta di non programmare affatto, ma di spostare il lavoro dal “come” (la sintassi) al “cosa” (la logica e l’esperienza).
L’Effetto “Antigravity”: Programmare Senza Attrito
Un concetto che spesso accompagna il Vibe Coding è quello di Antigravity elaborato da Google. Nel gergo tech, l’attrito (friction) è tutto ciò che rallenta un’idea: configurare l’ambiente di sviluppo, cercare l’errore di una virgola mancante, combattere con librerie incompatibili.
L’Antigravity rappresenta il momento in cui queste barriere svaniscono. Grazie all’IA, lo sviluppatore prova una sensazione di “assenza di peso”: l’idea fluisce direttamente nel prodotto finito senza le resistenze tecniche del passato. È la programmazione alla velocità del pensiero, dove l’unico limite è la tua capacità di immaginare e descrivere il funzionamento del software.
Le Radici: Da OpenAI Codex ad Andrej Karpathy
Sebbene il termine sia recente, la tecnologia ha radici profonde:
- OpenAI Codex: Il vero pioniere. È il modello derivato da GPT-3 che ha alimentato la prima versione di GitHub Copilot. È stato il primo a dimostrare che l’IA poteva “capire” il codice meglio di molti umani, traducendo il linguaggio naturale in funzioni eseguibili.
- I Modelli o1 e il ragionamento logico: Con l’arrivo dei modelli o1 di OpenAI, il coding ha fatto un salto di qualità. A differenza dei modelli precedenti che “indovinavano” la riga successiva, o1 utilizza una catena di pensiero (Chain of Thought) per pianificare l’architettura. Questo permette di risolvere problemi logici complessi e bug strutturali ancor prima di scrivere la prima riga di codice, agendo come un vero consulente ingegneristico.
- Andrej Karpathy: Il termine è esploso nel febbraio 2025, quando l’ex direttore dell’IA di Tesla ha descritto il suo nuovo modo di lavorare. Karpathy ha ammesso che passa molto meno tempo a scrivere codice e molto più tempo a “sentire” se l’applicazione sta andando nella direzione giusta, curando l’output dell’IA invece di scriverlo.
Strumenti per l’editing e la revisione del codice
Il Vibe Coding non vive in un vuoto tecnologico, ma si poggia su fondamenta solide che permettono di trasformare i suggerimenti dell’IA in software reale, sicuro e professionale. Prima di addentrarci nei vari strumenti attualmente disponibili, è necessario fare un piccolo passo indietro per specificare, anche a beneficio dei non addetti ai lavori, l’importanza fondamentale di un editor e di un sistema di archiviazione e revisione del codice.
Visual Studio Code (VS Code): La plancia di comando
VS Code è l’editor di codice più popolare al mondo. Nel Vibe Coding, funge da “plancia di comando” dove l’utente supervisiona l’operato delle IA. Grazie alle estensioni (come GitHub Copilot o Gemini Code Assist), l’editor smette di essere un semplice foglio bianco e diventa un assistente proattivo che completa il tuo pensiero, suggerendo intere sezioni di codice o rifattorizzando quelle esistenti con un semplice comando.
Comprendere Git e GitHub: La memoria del progetto
Per un Vibe Coder, la sicurezza è tutto. Quando l’IA genera decine di righe di codice, è fondamentale avere un modo per archiviare i sorgenti e monitorare i cambiamenti nel tempo.
Per fare tutto questo si fa uno di Git, un sistema di “controllo di versione” diventato ormai uno standard. Immaginalo come una macchina del tempo per il tuo codice: ogni volta che fai una modifica importante, crei un “commit” (un salvataggio). Se l’IA genera un bug o una funzione che non ti piace, Git ti permette di tornare istantaneamente alla versione precedente senza perdere nulla.
Tra le soluzioni Git più rinomate troviamo GitHub, una piattaforma cloud dove è possibile caricare i tuoi progetti gestiti con Git. È il luogo dove il codice “vive” online, permettendoti di collaborare con altri (umani o agenti IA) e di pubblicare le tue applicazioni.
Best Practice per il prompt: come innescare la vibe
Un ultimo consiglio prima di iniziare a sviluppare: ricorda che l’IA non può leggerti nel pensiero. Un primo prompt scritto male porta a un codice pieno di errori; un prompt strutturato correttamente attiva immediatamente l’effetto Antigravity.
La struttura del prompt perfetto
Per scrivere un prompt efficace, segui quella che definisco la regola delle 4 “C”:
- Contesto: Chi è l’IA? (es. “Sei un esperto sviluppatore React senior”). Cosa stiamo costruendo?
- Core (Obiettivo): Descrivi la funzione principale in modo cristallino. Evita giri di parole.
- Componenti (Stack): Specifica quali tecnologie vuoi usare (es. “Usa Tailwind CSS per lo stile e Lucide per le icone”).
- Constraints (Vincoli): Definisci cosa non deve fare o quali limiti deve rispettare (es. “L’app deve essere responsive e non deve usare librerie esterne pesanti”).
Il trucco del “Prompt Architetto”
Una delle best practice più efficaci è non scrivere il prompt finale da soli. Puoi farti aiutare da un LLM generalista (come ChatGPT o Claude) agendo in questo modo:
- Vai su ChatGPT e scrivi: “Ho questa idea per un’app [Tua Idea]. Voglio svilupparla con Cursor. Aiutami a scrivere il prompt più dettagliato, tecnico e preciso possibile da dare all’IA di coding per generare la struttura iniziale senza errori”.
- Copia l’output generato e incollalo nello strumento di Vibe Coding. Questo “passaggio di testimone” tra IA diverse garantisce che il punto di partenza sia solido e professionale.
Guida Pratica: Come approcciarsi al Vibe Coding da zero
Per fare Vibe Coding sul serio non basta la chat di ChatGPT (che spesso dimentica i pezzi di codice lunghi). Servono strumenti integrati. Ecco gli strumenti fondamentali della tua nuova “cassetta degli attrezzi”:
1. Scegli lo strumento giusto (La tua “Cassetta degli attrezzi”)

- Cursor: Attualmente il re indiscusso e il punto di partenza consigliato per chiunque voglia fare sul serio. Non è una semplice chat: è un intero ambiente di sviluppo (un “fork” di VS Code) che ha l’IA integrata in ogni menu. La funzione Composer ti permette di descrivere una modifica che coinvolge dieci file diversi contemporaneamente; Cursor li aprirà, scriverà il codice e ti chiederà solo di approvare i cambiamenti. Puoi passare istantaneamente da Claude 3.5 Sonnet a GPT-4o o Gemini 1.5 Pro a seconda della “vibe” del momento.

- ChatGPT Codex: Lo strumento che ha dato il via a tutto. Attraverso l’eredità di OpenAI Codex, ChatGPT è diventato un compagno formidabile per il Vibe Coding “conversazionale”. Grazie alla funzione Canvas, puoi lavorare su un file di codice in una finestra affiancata alla chat: l’IA può suggerire modifiche, correggere bug o aggiungere commenti direttamente nel documento. È perfetto per chi vuole iniziare a prototipare idee velocemente senza configurare ambienti complessi, sfruttando la naturalezza del dialogo per affinare le proprie “vibes”.

- Claude Code (CLI): È lo strumento “agente” definitivo per chi ama lavorare nel terminale. A differenza delle interfacce grafiche, Claude Code vive nella riga di comando e ha il permesso di esplorare i tuoi file, eseguire test, correggere errori di compilazione e persino inviare i cambiamenti su GitHub. È l’essenza della programmazione assistita: tu gli dai un compito complesso (es: “Aggiungi l’autenticazione a questa app e assicurati che i test passino”), e lui esegue l’intera missione autonomamente, informandoti passo dopo passo.

- Replit Agent: La soluzione “chiavi in mano” per eccellenza. Se hai un’idea ma non vuoi nemmeno preoccuparti di dove ospitare il sito o come configurare un database, Replit Agent fa tutto al posto tuo. Ti basta scrivere: “Voglio un’app che traccia i miei allenamenti in palestra con un grafico dei progressi”. L’agente creerà il server, la logica di backend e l’interfaccia, pubblicandola su un URL funzionante che puoi condividere subito. È l’essenza pura del Vibe Coding: dall’idea al deployment in 5 minuti.

- Lovable: Molto più di un semplice generatore di interfacce grafiche. Lovable è un compagno di sviluppo “full-stack” che ti permette di costruire applicazioni web complete e sofisticate partendo da un prompt o da uno screenshot. Gestisce la navigazione, l’autenticazione degli utenti e la connessione a database esterni (come Supabase). È lo strumento preferito dai designer che vogliono diventare creatori di prodotti finiti senza dover studiare React o database per anni.

- v0.app: Sviluppato da Vercel, è il bisturi di precisione per il frontend. Se Lovable costruisce l’intera casa, v0 crea l’arredamento più moderno e rifinito nei dettagli. La sua vera rivoluzione è la capacità di interfacciarsi direttamente con Figma: puoi importare i tuoi design e vederli convertiti istantaneamente in codice pulito (Next.js, Tailwind CSS). Con v0, i designer e i junior front-end developer avranno realmente vita facile, potendo trasformare un semplice mockup grafico in una reale interfaccia interattiva e funzionante in pochi secondi.

- Google Gemini, Firebase Studio e Antigravity: Sebbene spesso confusi, questi tre elementi formano il nuovo standard di Google per la programmazione assistita. Google Gemini è il “motore” logico, ovvero l’intelligenza che materialmente ragiona sul codice. Google Firebase Studio (ex IDX) è l’officina basata sul cloud: un ambiente dove puoi far girare il tuo codice su server remoti e vedere anteprime istantanee su emulatori di smartphone.
Ma la vera rivoluzione è l’applicazione Google Antigravity. Si tratta di una piattaforma di sviluppo “agente-centrica” (un fork di VS Code) che non si limita a suggerire codice, ma gestisce autonomamente “missioni” complesse. A differenza di una semplice chat, Antigravity può aprire il browser per testare se un pulsante funziona, lanciare comandi nel terminale per installare librerie e verificare visivamente che l’app sia corretta. Il “sogno dell’Antigravity” è proprio questo: eliminare la gravità del lavoro tecnico (configurazioni, bug di sintassi, test manuali) lasciando all’utente solo la direzione strategica, come se l’app si costruisse da sola sfidando le leggi della fatica informatica.
L’Integrazione Suprema: Claude Code dentro Antigravity
Una delle mosse più avanzate per un Vibe Coder è installare Claude Code (l’agente CLI di Anthropic) direttamente nel terminale di Google Antigravity.
- I Vantaggi: Stai combinando l’infrastruttura cloud di Google (veloce, sicura e già configurata) con il miglior agente di ragionamento sul mercato (Claude). In questo modo, Antigravity gestisce l’ambiente e le anteprime, mentre Claude Code agisce come un super-operaio instancabile che scrive file, esegue test e corregge bug complessi a una velocità disumana.
- Le Ripercussioni: Questa scelta “uccide” definitivamente la necessità di saper usare il terminale, ma richiede una supervisione attenta. Poiché due IA diverse (Gemini di Antigravity e Claude del terminale) operano sugli stessi file, potrebbero esserci conflitti di visione. È fondamentale che tu, il regista, stabilisca chi comanda per evitare che una corregga quello che l’altra ha appena finito di scrivere.
2. Impara a descrivere la “Vibe” (L’Arte del Prompting Strategico)
Saper comunicare con l’IA è l’unica vera competenza che devi coltivare nel Vibe Coding. Ma attenzione: non devi limitarti a un solo prompt in una singola chat. Il vero Vibe Coder sa che la magia avviene quando si orchestra un mix di IA diverse, ognuna con il proprio “superpotere”, per arrivare al risultato finale.
L’Architetto e il Traduttore: La nascita del prompt perfetto
Spesso un’idea nella tua testa è chiara, ma troppo vaga per un agente dev. Ecco come usare il “Prompt Chaining” per non sbagliare:
- Fase 1 – L’Architetto (ChatGPT o Claude): Inizia una conversazione con un modello generalista. Non chiedere subito il codice. Di’: “Ho questa idea, aiutami a stendere un Documento di Requisiti (PRD) dettagliato. Descrivimi il flusso utente, la logica delle funzioni e la struttura del database”. L’IA ti farà domande a cui non avevi pensato, raffinando la tua visione.
- Fase 2 – Il Traduttore: Una volta che il documento è pronto, chiedi alla stessa IA: “Ora trasforma questa descrizione in un prompt perfetto da dare a un’IA specializzata in coding come Cursor o Claude Code”.
Sviluppo Multi-IA: Ottimizzazione per Scopi Specifici
Un progetto complesso ha anime diverse. Il Vibe Coder non usa un solo strumento, ma sposta il codice tra i vari agenti a seconda della necessità:
- Per l’Estetica e l’Esperienza Utente (v0.dev): Se la tua priorità è un frontend mozzafiato, usa v0. Carica screenshot di siti che ti piacciono e chiedi di replicarne la “vibe”. Una volta ottenuto il componente visivo perfetto, copialo.
- Per la Logica e il Refactoring (Claude 3.5 Sonnet): Quando devi scrivere funzioni complesse o pulire il codice, Claude è il re. Incollagli il componente preso da v0 e chiedigli di aggiungere la logica di funzionamento.
- Per l’Integrazione e i Grandi Contesti (Gemini 1.5 Pro): Se il tuo progetto sta diventando enorme e devi aggiungere una funzione che tocca decine di file diversi, usa Gemini. Grazie alla sua finestra di contesto infinita, “vedrà” l’intero progetto contemporaneamente, evitando di generare codice che rompe parti esistenti che altre IA avrebbero dimenticato.
3. Il Ciclo del Vibe Coder: See, Say, Run
Per rendere il Vibe Coding un processo sostenibile e non frustrante, è necessario adottare una metodologia iterativa. Non aspettarti che l’IA indovini tutto al primo colpo: il segreto è un dialogo serrato basato sull’osservazione e sulla correzione immediata. Questo flusso si riassume in tre fasi cicliche.
- See (Guarda): L’IA genera il codice e lo vedi apparire nel tuo editor o nella preview in tempo reale. In questa fase devi agire come un critico: osserva non solo se il codice è tecnicamente corretto, ma se la “sensazione” dell’app rispecchia la tua idea originale. A volte l’IA prende iniziative inaspettate; valuta se queste deviazioni arricchiscono il progetto o se lo stanno portando fuori strada.
- Say (Dì): È il momento del feedback umano. Parla all’IA come farebbe un direttore creativo con il suo team. Sii colloquiale ma non vago: invece di dire “non mi piace”, di’ “Claude, questo menu è troppo ingombrante, rendilo più minimale e sposta la ricerca in alto a destra”. Più il tuo feedback è visivo e comportamentale, meglio l’IA saprà interpretare la “vibe” corretta.
- Run (Esegui): Metti alla prova il software. Interagisci con ogni pulsante, prova a inserire dati sbagliati e cerca di mandarlo in crash. Se compaiono errori tecnici nel terminale, non farti prendere dal panico e non cercare di risolverli riga per riga. Copia integralmente l’errore e dallo in pasto all’IA dicendo semplicemente: “Risolvi questo, ecco il log dell’errore”. L’agente analizzerà le dipendenze e applicherà la patch in pochi secondi.
Luci e Ombre: Il Mercato del Lavoro e la Qualità del Codice
Nonostante l’entusiasmo, non possiamo ignorare le profonde ripercussioni sociali e tecniche di questa rivoluzione. Il mercato del lavoro sta vivendo uno scossone senza precedenti: molte aziende tech stanno riducendo i propri organici, portando alla perdita di numerosi posti di lavoro. Perché sta accadendo? Siamo di fronte a un vero e proprio cambio di paradigma.
I licenziamenti ed il cambio di paradigma
Alcune aziende stanno spostando l’equilibrio della produzione software segunedo il cosiddetto concetto dell’efficienza 90/10. Stanno arrivando a generare il 90% del codice tramite IA, mantenendo solo un piccolo team di esperti senior per la supervisione, il “prompting” strategico e la rifinitura finale. Quello che prima richiedeva un dipartimento intero di 100 sviluppatori junior e mid-level, oggi può essere gestito da una manciata di professionisti aumentati dall’AI.
La questione riguarda non solo gli effort in termini economici, ma anche velocità di produzione. Sebbene affidarsi all’AI non significa azzerare del tutto i costi, l’automazione tramite tool come Replit Agent o Cursor consente di sviluppare prototipi e prodotti finiti a una frazione del costo e del tempo rispetto all’assunzione di grandi team tradizionali. Per molte startup e grandi aziende, il risparmio operativo è diventato troppo grande per essere ignorato.
I limiti del Vibe Coding e la necessità di “Umani”
Tuttavia, il Vibe Coding non sostituisce completamente la necessità di sviluppatori esperti; ne sposta semplicemente il baricentro delle competenze. Almeno per il momento, la scarsa capacità su grandi progetti ed i rischi per la sicurezza, sono fattori che rendono l’intelligenza artificale non del tutto indipentente ma ancora sottomessa alla supervisione e alla coordinazione dell’essere umano.
Gli LLM (Large Language Models) mostrano ancora limiti evidenti quando devono gestire architetture software su larghissima scala o manutenzioni a lungo termine di sistemi complessi. Senza una supervisione umana che capisca l’architettura globale, il progetto rischia di diventare un castello di carte di codice “spaghetti”.
La generazione automatica può introdurre vulnerabilità gravi se non revisionata. Bug latenti o problemi di sicurezza software possono emergere facilmente se non c’è un occhio esperto che effettua un audit del codice. Questo pone sfide enormi in termini di governance IT e responsabilità legale.
Nonostante queste ombre, la strada è delineata. Quello che oggi appare come un codice “immaturo” sta migliorando a ritmi esponenziali. Le mancanze iniziali si stanno correggendo velocemente e il codice prodotto risulta sempre più ottimizzato e sicuro.
In sintesi, il ruolo dello sviluppatore sta evolvendo da “scrittore” a “revisore/architetto”. Se da un lato questo processo causa licenziamenti tra chi svolge compiti di coding di basso livello (junior o task ripetitivi), dall’altro aumenta drasticamente la richiesta di sviluppatori senior in grado di orchestrare l’IA e integrare profonde conoscenze di dominio.
Il declino della sintassi, l’ascesa della visione
Il Vibe Coding non sostituisce la logica, ma elimina la noia della sintassi e l’attrito tecnico, regalandoci l’Antigravity. Oggi, la competenza più importante non è più imparare a memoria i comandi, ma avere visione di prodotto, gusto estetico e capacità comunicativa per orchestrare diverse intelligenze artificiali verso un unico obiettivo.
Nonostante la comprensibile preoccupazione ed amarezza di tanti professionisti che vedono anni di sacrifici ed esperienza spazzati via da quello che, a tutti gli effetti, è professionalmente un rivale virtuale, dobbiamo prendere atto che si tratta della pura e semplice evoluzione. Come in tutte le cose, come all’alba di internet e come da sempre per le nuove tecnologie, il lavoro in realtà non si riduce necessariamente ma piuttosto si trasforma.
Dai cosiddetti “codemonkey”, scimmie che scrivono codice, limitandosi ad eseguire gli “ordini” di sviluppo ricevuti dal project manager senza una completa visione del lavoro, si passa ad una visione più ampia che si focalizza sul risultato nella sua interezza: dal “come” ora si dà totale priorità al “cosa”. Se è vero che nulla è impossibile per chi non lo deve fare, questo non vale altrettanto per l’AI.
E tu, sei pronto a smettere di combattere con il codice e iniziare a seguire la vibe dell’ispirazione?

